I VITIGNI MARCHIGIANI



MONTEPULCIANO

Distribuzione geografica ed entità delle superfici coltivate

Vitigno italico a bacca nera, un tempo confuso con “Sangiovese grosso”, “Brunello” o “Prugnolo” della Toscana (Bruni, 1962), presenta invece una sua precisa identità ed è noto anche con il sinonimo “Cordisco”.
Coltivato in Italia su circa 30.000 Ha, trova la sua massima diffusione in Abruzzo (15.965 Ha) e nelle Marche (2.885 Ha).
La sua coltivazione nel territorio regionale è concentrata nelle province di Ascoli Piceno (2.010 Ha) e Ancona (590 Ha)
Il Montepulciano è stato inscritto al Catalogo nazionale delle Varietà di Vite, con DM del 25.05.70 e figurava classificato nella cat. “Raccomandato” in n. 25 province italiane, tra cui quelle di Ancona, Ascoli Piceno, Macerata e Pesaro, nelle Marche.
La coltivazione del Montepulciano nelle Marche in confronto con il panorama viticolo italiano, per produzioni DOC, ha rappresentato il 28% del totale Italia nell’82, il 12% nel 2000 e si colloca dopo quella dell’Abruzzo.
A causa della crisi di alcune DOC, ha subito negli anni dall’80 al 2000 una contrazione, ma negli ultimi anni per effetto della riconversione dei vigneti e la modifica dei disciplinari, ha assunto nuova importanza.

Caratteristiche morfologiche, agronomiche ed enologiche

Il Montepulciano predilige ambienti caldo – asciutti ed esposizioni soleggiate per garantire una buona e regolare maturazione dell’uva. Nelle Marche viene allevato con forme in parete e si adatta alla potatura corta.
Il Montepulciano presenta un grappolo di medie dimensioni più o meno compatto. Gli acini sono sferici o leggermente allungati, di medie dimensioni con buccia di colore nero-violaceo, coperta di pruina, polpa dolce, sapore semplice. La foglia, di colore verde intenso, presenta quattro “seni laterali” abbastanza profondi e “denti” pronunciati. L’apice del germoglio è ricoperto di peli bianchi e presenta ai bordi una colorazione rosso carminio.
Il Montepulciano germoglia tardivamente (10-15 giorni dopo il Sangiovese) e questa caratteristica gli consente di sfuggire ai danni che le gelate primaverili possono arrecare alla vite. L’uva matura verso l’ultima decade di settembre (7-10 giorni dopo il Sangiovese) e si mantiene bene sulla pianta anche dopo la maturazione. La varietà è poco soggetta alla muffa grigia, ma è molto sensibile all’oidio e presenta acinellatura sia verde che dolce.
Per l’impianto di nuovi vigneti sono al momento disponibili 3 cloni di Montepulciano. Questa varietà presenta al suo interno alcune piccole varianti relative a dimensione del grappolo, presenza di acinellatura verde, caratteristiche organolettiche del vino. Sono in corso lavori di selezione per l’individuazione di nuovi cloni migliorati sotto il profilo sanitario e con leggero anticipo di maturazione.
Vinificato in purezza garantisce vini di comprovata qualità, adatti all’invecchiamento mentre migliora gli uvaggi con altri vitigni, consentendo di ottenere profumi che ricordano il gusto “bordolese”, oggi richiesto dal mercato.

Importanza economica e valorizzazione

Nelle Marche il Montepulciano ha rappresentato sempre, per vocazionalità del territorio, uno dei vitigni principali della viticoltura marchigiana.
La sua valorizzazione passa attraverso l’istituzione di alcune DOC ed è avvenuta a partire dal 1976:

– “ROSSO CONERO” – DPR 21 luglio 1967 (modificato dal DPR 12 gennaio 1977 sostituito dal DM del 1° settembre 2004 che modifica il DPR 20 ottobre 1990. Le uve di Montepulciano vi concorrono in percentuale prevalente: min. 85%.;
– “ROSSO CONERO – DOCG” – DM del 1° settembre 2004;
– “ROSSO PICENO” e “ROSSO PICENO SUPERIORE” – DPR 11 agosto 1968, ove la percentuale prevista di Montepulciano era max. del 40%). Il disciplinare è stato modificato dal DM 16 ottobre 1997; sostituito dal DM 22 settembre 1997 e dal DM 14 settembre 2001 e la percentuale di concorrenza delle uve di Montepulciano è stata modificata in: 35-70%);
– “ESINO ROSSO” – DM del 11 settembre 1995 – (Montepulciano/Sangiovese: min 60%);
– “OFFIDA ROSSO” – DM del 23 maggio 2010– (Montepulciano: min 50%);
– “COLLI MACERATESI ROSSO” – DPR del 8 marzo 1975 – (Montepulciano congiuntamente ad altri: max 50%). Modificato dal DM 3 ottobre 1994 e sostituito dal DM 22 dicembre 2000.

 
Il Montepulciano entra inoltre, come vitigno accessorio, nelle produzioni di altri DOC di vini rossi marchigiani: “Colli Pesaresi Rosso”, “I terreni di Sanseverino”, “Rosso Pergola”.
Cloni omologati disponibili per selezioni effettuate sul territorio marchigiano sono due: AP MP 1 e AP MP 3 (1977). Altri lavori di selezione clonale sono in corso per l’ottenimento di altre selezioni di Montepulciano individuate nel territorio marchigiano.

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