I VITIGNI MARCHIGIANI


– “ESINO BIANCO FERMO/FRIZZANTE” –DM 11 settembre 1995, che prevede la concorrenza delle uve di Verdicchio nella misura minima del 50%.

Il Verdicchio è vitigno di pregio e, in quanto ritenuto miglioratore, nelle Marche ed in altre regioni, concorrere nella frazione dei vitigni “accessori”, alla produzione di altri vini bianchi DOC (Es.: “Falerio dei Colli Ascolani”, “Colli Maceratesi bianco”, “Colli Perugini bianco”), oltre alla produzione dei vini da tavola.
Anche per il Verdicchio sono disponibili materiali di moltiplicazione classificati nella cat. “certificato” per selezioni omologate nell’ambiente marchigiano: CSV AP VE 2, CSV AP VE 5 (1990), RAUSCEDO 2 (1969), VCR 107 (1999), VCR 28 (2002), VCR 3 (2002), 10 ISV (2002), UNIMI 1-CASTELLI DI JESI VLVR 20 (2003), UNIMI 2 – CASTELLI DI JESI VLVR 30 (2003), UNIMI 3 – CASTELLI DI JESI VLVR 50 (2003).
PASSERINA

Cenni storici, distribuzione geografica ed entità delle superfici coltivate

Vitigno di antica coltivazione nell’area del medio Adriatico è noto nell’ascolano e nel vicino teramano anche come Campolese, Cacciadebito, Pagadebito. Con quest’ultima denominazione è diffuso anche in Romagna.
Coltivato in Italia su circa 770 Ha, nelle Marche interessa una superficie di 473 Ha, tutti in provincia di Ascoli Piceno, dove entra a far parte delle DOC “Offida Passerina” e “Falerio”.
Considerata la enorme confusione generata dalle numerose antiche denominazioni locali e quindi dalle sinonimie ed omonimie, Passerina è stata iscritta al Catalogo Nazionale delle Varietà di vite a seguito del riconoscimento avvenuto con DM 22.02.71 e risulta nelle Marche classificata “raccomandata” per le province di Ancona, Ascoli.
Passerina aveva subito una forte contrazione colturale durante la fase di rapida trasformazione della viticoltura regionale avvenuta 30-40 anni fa, ma negli ultimi 10 anni è stata “riscoperta” e attualmente ha risvegliato l’interesse di alcuni viticoltori attenti al nostro antico patrimonio varietale.

Caratteristiche morfologiche, agronomiche ed enologiche

Vitigno adattabile e rustico, non presenta particolari esigenze in fatto di terreni, ma richiede climi abbastanza caldi per portare a maturazione l’uva.
Passerina presenta un grappolo grande, non compatto. Gli acini sono sferici, grossi, con buccia spessa di colore giallo-ambrato, polpa succosa, a sapore neutro. La foglia, coperta da peli bianchi di media fittezza nella pagina inferiore, presenta quattro “seni laterali” non molto profondi e “denti” larghi. L’apice del germoglio è ricoperto di peli bianchi e i bordi sono appena arrossati.
Passerina germoglia tardi (10-12 giorni dopo Sangiovese) e questo gli consente di evitare il gelo primaverile. La maturazione procede piuttosto lentamente e la vendemmia comincia solo a fine settembre, 7-10 giorni dopo quella del Sangiovese. Vitigno più rustico di Verdicchio e Trebbiano toscano, è comunque sensibile alla botrite e all’oidio.
Questo vitigno presenta al suo interno numerose piccole varianti che riguardano la compattezza del grappolo, la dimensione degli acini, la presenza di acinellatura. Attualmente sono già disponibili due cloni omologati che sono stati individuati nelle Marche e in Abruzzo e sono in corso attività di selezione clonale e sanitaria.
Passerina può essere vinificato in purezza oppure in uvaggio con altri vitigni. Nel primo caso fornisce un vino decisamente tipico, dotato di buona intensità aromatica e dal gusto pieno. La sua ricchezza nella componente acidica permette la spumantizzazione sia con il metodo Charmat che con quello classico.

Importanza economica e valorizzazione

Passerina è il tipico vitigno rivalutato sia a livello di disciplinari che sotto l’aspetto commerciale da quanto sono state apprezzate le qualità dei vini in purezza, specie se in versione spumante.
Così come per il Pecorino la valorizzazione di Passerina nelle Marche, è avvenuta a partire dal 1975, con il riconoscimento della DOC “FALERIO DEI COLLI ASCOLANI” (DPR 28 aprile 1975), ove le uve di Passerina potevano concorrere, in qualità di vitigno accessorio, nella misura massima del 15%.
Le modifiche recenti apportate al disciplinare, hanno compreso Passerina tra i vitigni base della DOC ed innalzato al percentuale di concorrenza delle uve al 10 – 30 % (DM 5 settembre 1997 che ha sostituito il DPR 28 aprile 1975 , modificato dal DM 10 ottobre 1994, dal DM 17 ottobre 1997 e dal DM 28/03/2003).
Inoltre nella nuova DOC “OFFIDA PASSERINA”, riconosciuta di recente (DM 23 maggio 2001), le uve di Passerina possono essere vinificate tradizionalmente come pure nella tipologia Spumante, Passito e Vin Santo. La tipologia Vin Santo è limitata ai territori di Offida e Ripatransone.
E’ riconosciuta nelle Marche anche la tipologia “I.G.T. Passerina”. (Decreto del Ministero delle Risorse Agricole del 11 settembre 1995).
Nelle Marche sono in corso i lavori di selezione clonale di Passerina per l’ottenimento di materiali classificati nella cat. “certificato”, selezionati nell’ambiente marchigiano. Allo stato attuale risultano omologati due cloni: VCR 6 (2001) e UBA-RA PA 18 (2002).

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